e se qualcuno ti invita nel suo pezzo di cielo, tu ricordati di portare l’arcobaleno

ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe.

ho riflettuto a lungo sull’impatto che potrebbe avere su alcune persone il mio punto di vista.

poi mi sono detta che in realtà, l’unico vero impatto che conta, sarà ed è quello che avrà ed ha sulla mia famiglia.

sul mio modo di vedere le cose, sul mio modo di confrontarmi con Nabile, di educare e crescere Nicolò.

e siccome su questo, io e Nabile la vediamo allo stesso modo, ed intendiamo educare Nicolò anche a questi principi, ecco allora che ho deciso di buttare giù i miei pensieri.

condivisibili o meno che siano, non pretendo che capiate o condividiate il mio punto di vista, ma il rispetto quello si.

non solo di ciò che ognuno pensa, come io rispetto il vostro, ma di ciò che ognuno decide per sè, nella sua vita.

perchè su questo, perdonatemi, non possiamo avere diritto di parola.

ognuno nasce libero e come tale, libero di vivere come meglio crede, nel rispetto degli altri naturalmente.

ecco allora come nasce questa mia riflessione.

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sono nata in una famiglia tradizionale, con una mamma ed un papà, come tutti i miei amici.

sono nata e cresciuta in una famiglia che mi ha educato ai principi in modo sano insegnandomi prima di tutto il rispetto per l’altro, chiunque esso sia, qualsiasi sia la sua lingua, religione, cultura o idea.

sono cresciuta dunque così ed è quello che ho intenzione di trasmettere a Nicolò ed a questo bambino che nascerà.

ho sempre conosciuto e frequentato famiglie tradizionali, con una mamma ed un papà.

poi un giorno, nel mio percorso di vita, ho incontrato una meravigliosa famiglia omosessuale.

non mi ha mai sconvolto la cosa, tutt’altro mi ha molto incuriosito.

mi ha incuriosito la gestione della bambina che una delle mamme aveva avuto tramite la donazione eterologa all’estero.

la gestione delle domande della bambina, della sua crescita, del mondo fuori.

ho amato questa famiglia come fosse la mia, senza riserve, senza pregiudizi, ma con tanta ammirazione.

perchè vivere negli anni 2000, che dovrebbero essere di apertura verso il nuovo, ancora non è semplice.

ed ho amato il loro entusiasmo e coraggio nell’esporsi senza riserve e nel dichiararsi.

ho amato quella forza, perchè di forza si tratta.

ed oggi il tema è più che mai caldo.

le famiglie arcobaleno fanno parte di dibattiti molto accesi, in modo particolare le unioni civili.

L’unione civile è un atto che comporta il riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico (cioè l’insieme delle leggi di uno Stato) delle coppie di fatto e ha il fine di stabilirne i diritti e i doveri.

La tipologia delle unioni civili è varia: in particolare, può riguardare sia le coppie di sesso diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali) ed è disciplinata, ad oggi, da un gran numero di provvedimenti legislativi.

Si definiscono unioni civili quelle forme di convivenza, riconosciute dall’ordinamento giuridico, fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici non vincolate dal matrimonio o impossibilitate a contrarlo. L’Italia, ad oggi, non ha una legge sulle unioni civili nonostante siano state presentate molte proposte e le coppie di fatto (eterosessuali ma anche omosessuali) godano di diritti e doveri. Si parla di coppie di fatto perché esse non sono riconosciute in senso stretto dall’ordinamento e non hanno una normativa omogenea ed unitaria ma nonostante la frammentarietà della loro disciplina godono, tuttavia, di diritti e doveri. Per esempio, una differenza fondamentale tra matrimonio e coppia di fatto attiene al diritto di successione: se uno dei coniugi muore, l’altro è erede legittimo, mentre tra i conviventi non esiste alcun diritto all’eredità (a meno che il defunto non abbia disposto dei suoi beni con testamento). Al fine di dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, sono state presentate nel corso degli anni numerose proposte di legge la prima delle quali risale al 1986 quando, grazie all’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay (Associazione per i diritti degli omosessuali), si intraprese la discussione in Parlamento relativa alle unioni civili e vennero proposti i primi disegni di legge. È seguita nel 1986 una proposta di legge per il riconoscimento della convivenza tra persone (scartando, tuttavia, la posizione degli omosessuali). Negli anni Novanta, sulla spinta dell’orientamento del Parlamento europeo volta a parificare coppie omosessuali ed eterosessuali, aumenta considerevolmente il numero dei disegni di legge che, però, non arriveranno mai discusse dal Parlamento. Nel 2000, stante la pressione continua del Parlamento europeo per la non discriminazione delle coppie gay, si inizia a parlare in Italia di PACS (sul modello francese del Patto civile di solidarietà): un disegno di legge del 2007 avrebbe formalizzato il riconoscimento delle unioni civili sotto il nome di DICO ma, con la caduta del governo dell’epoca, questo lungo percorso è stato interrotto. Quando si parla di unione civile il dibattito si concentra in maniera particolare sul tema del matrimonio riconosciuto dal nostro ordinamento i cui requisiti, anche se impliciti, sono: la diversità di sesso dei coniugi e la volontà di entrambi di sposarsi, e quello del matrimonio omosessuale. Con il cambiamento della realtà sociale sono stati messi in discussione gli orientamenti precedenti, senza, tuttavia, chiarire il problema in maniera definitiva. La Corte Costituzionale (che è il giudice che valuta la conformità delle leggi alla nostra Costituzione) ha, infatti, riconosciuto alle coppie omosessuali la loro condizione nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge senza, tuttavia, estendere loro la possibilità di accedere al matrimonio.
Recentemente il Parlamento europeo ha affermato che le coppie omosessuali possono rivolgersi al giudice per far valere il loro diritto al pari trattamento rispetto a quello che la legge assicura alla coppia coniugata. Nel 2012 la Corte di Cassazione (che è il giudice di massimo grado cui ci si rivolge per l’ultimo grado di giudizio in una controversia), sulla scia dei precedenti orientamenti, ha affermato che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall'intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela anche davanti ai giudici di specifiche situazioni, precisando che la differenza di sesso non è più da considerare quale requisito essenziale del matrimonio.
Nonostante il legislatore italiano non si sia ancora occupato della questione, l’orientamento della giurisprudenza è verso un pieno riconoscimento della famiglia omosessuale. Recentemente e relativamente a provvedimenti di Sindaci che prescrivono agli ufficiali di stato civile di provvedere alla trascrizione di matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso, Il Ministero dell’Interno con una circolare (n. 0010863 del 7 ottobre 2014) rivolge ai Sindaci invito formale al ritiro ed alla cancellazione della trascrizione nei registri dello stato civile di tali matrimoni, “ in quanto la disciplina dell’eventuale equiparazione di matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso e la conseguente trascrizione di tali unioni nei registri dello stato civile rientrano nella competenza esclusiva del Legislatore”. Il dibattito sulle unioni civili e sulla parità tra eterosessuali e omosessuali ha fatto si che questo tema abbia assunto una rilevanza extrastatuale e molti Paesi si siano dotati di una legislazione per riconoscere e garantire uguali diritti ai componenti dell’Unione Europea.
Le normative sorte a riguardo hanno tratto spunto, altresì, dalla giurisprudenza sviluppatasi in materia. Da segnalare la sentenza del 12 dicembre 2013 della Corte di Giustizia europea chiamata ad esprimersi sulla legittimità o meno di un contratto di lavoro collettivo che riservava specifici benefici a livello di retribuzione e di condizioni di lavoro ai dipendenti che contraessero matrimonio, escludendo gli omosessuali. Sulla scorta del principio della parità di trattamento la Corte ha dichiarato che il lavoratore dipendente unito in un PACS con una persona del medesimo sesso deve godere dei medesimi benefici, compresi i giorni di congedo parentale e premio stipendiale, concessi ai dipendenti in occasione del loro matrimonio  nel caso in cui la normativa nazionale dello Stato membro interessato non consente alle persone del medesimo sesso di sposarsi, “allorché, alla luce della finalità e dei presupposti di concessione di tali benefici, detto lavoratore si trova in una situazione analoga a quella di un lavoratore che contragga matrimonio.”
Il quadro è, comprensibilmente, vario: certi paesi hanno adottato l'unione registrata, chiamata anche partnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. Alcuni Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione. Altri ancora, come la Germania, riconoscono le unioni civili con diritti simili a quelli del matrimonio.
Altri Paesi europei, ancora, oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali. L’Unione Europea ha più volte espresso la sua apertura verso il riconoscimento della parità di diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine, condizione sociale, dal loro credo religioso e orientamento sessuale sollecitando gli stati membri ad aderire a tale orientamento a favore delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali.

ed io dove mi colloco dunque?

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come dicevo non ho paura di espormi, anzi, credo sia importante per me, arrivata a questo punto, dichiarare il mio punto di vista.

non sono contraria ai matrimoni omosessuali, li sostengo.

chi ha deciso che due uomini o due donne non possano amarsi se questo è ciò che più vogliono?

e chi ha il diritto di decidere per loro della loro felicità?

io no!

non sono contraria alle adozioni o agli affidi.

chi ha deciso che un bambino o una bambina vivono meglio con una mamma ed un papà, di quanto non possano fare con due mamme e due papà?

si è vero, credo che sia importante per la crescita vivere e confrontarsi con modelli differenti (uomo e donna) perchè portano con sè idee differenti.

ma io non sono contraria!

chi ha detto che un bambino o una bambina vivrebbero meglio in un istituto piuttosto che in una famiglia arcobaleno?

apriamo queste adozioni a tutte le famiglie eterosessuali ed omosessuali che avrebbero tanto amore da dare!

e smettiamola di monetizzare queste piccole vite con costi e tempi burocratici assurdi!

si parla di bambini, esseri umani! persone!

non stiamo parlando di scatole di fagioli o di pasta!

e chi ha deciso che è meglio una famiglia con una mamma o un papà?

di cosa abbiamo paura?

abbiamo paura o difficoltà di spiegare ai nostri figli perchè l’amico o l’amica ha due mamme o due papà che si amano?

sinceramente io ho paura di altro.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare a mio figlio, ai miei figli, perchè una mamma abbandona il proprio neonato nel cassonetto della spazzatura, in un sacchetto di plastica, tra gli oggetti di cui la gente si vuole liberare.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare ai miei figli perchè un papà picchia a morte una mamma, solo perchè decide di non sottomettersi a lui, o perchè ha deciso che quel rapporto non fa bene alla loro famiglia ed ai loro figli.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare ai miei figli perchè una mamma decide che quel bambino che cresce dentro di lei è solo un parassita che merita di finire tra i rifiuti organici di un ospedale.

ho molta pi paura e difficoltà di spiegare ai miei figli perchè una mamma ed un papà decidono di picchiare a morte il proprio bambino o la propria bambina perchè annebbiati da una vita di eccessi continui.

ho molta più paura e difficoltà di spiegare ai miei figli che è questa la famiglia che deve esistere: un uomo ed una donna.

chi sono per dire, io, che queste famiglie sono migliori di quelle omogenitoriali?

chi siamo noi per dirlo, mi domando?

e mentre lavoro su questa idea e cerco di trasmettere ai miei figli il valore dell’amore e della famiglia che va aldià del sesso, butto giù queste righe.

perchè non mi fa paura espormi, perchè le mie paure sono altre.

perchè credo in quello che dico e lo sostengo.

solo su una cosa mi trovo molto in discussione, lo ammetto: l’utero in affitto.

personalmente come mamma non potrei mai, nemmeno per tutti i soldi del mondo, separarmi da un bambino che è cresciuto dentro di me per nove mesi.

non è figlio mio completamente, è vero.

dal momento in cui una donna accetta di donare in affitto il proprio utero ne è consapevole.

ma personalmente non sarei mai in grado di farlo.

piuttosto preferirei che si aprissero le adozioni e che quei milioni di bambini negli istituti e negli orfanotrofi trovassero una casa.

su questo tema mi sento molto combatutta lo ammetto.

ecco però che sentivo la necessità di dire ciò che penso, di raccontarvelo.

vi lascio il link delle famiglie arcobaleno:

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un saluto a Francesca, Lucia, Caterina ed alle loro mamme Elena e Mirta.

persone meravigliose che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita e che mi hanno insegnato tantissimo.

grazie di cuore