e se qualcuno ti invita nel suo pezzo di cielo, tu ricordati di portare l’arcobaleno

ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe.

ho riflettuto a lungo sull’impatto che potrebbe avere su alcune persone il mio punto di vista.

poi mi sono detta che in realtà, l’unico vero impatto che conta, sarà ed è quello che avrà ed ha sulla mia famiglia.

sul mio modo di vedere le cose, sul mio modo di confrontarmi con Nabile, di educare e crescere Nicolò.

e siccome su questo, io e Nabile la vediamo allo stesso modo, ed intendiamo educare Nicolò anche a questi principi, ecco allora che ho deciso di buttare giù i miei pensieri.

condivisibili o meno che siano, non pretendo che capiate o condividiate il mio punto di vista, ma il rispetto quello si.

non solo di ciò che ognuno pensa, come io rispetto il vostro, ma di ciò che ognuno decide per sè, nella sua vita.

perchè su questo, perdonatemi, non possiamo avere diritto di parola.

ognuno nasce libero e come tale, libero di vivere come meglio crede, nel rispetto degli altri naturalmente.

ecco allora come nasce questa mia riflessione.

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sono nata in una famiglia tradizionale, con una mamma ed un papà, come tutti i miei amici.

sono nata e cresciuta in una famiglia che mi ha educato ai principi in modo sano insegnandomi prima di tutto il rispetto per l’altro, chiunque esso sia, qualsiasi sia la sua lingua, religione, cultura o idea.

sono cresciuta dunque così ed è quello che ho intenzione di trasmettere a Nicolò ed a questo bambino che nascerà.

ho sempre conosciuto e frequentato famiglie tradizionali, con una mamma ed un papà.

poi un giorno, nel mio percorso di vita, ho incontrato una meravigliosa famiglia omosessuale.

non mi ha mai sconvolto la cosa, tutt’altro mi ha molto incuriosito.

mi ha incuriosito la gestione della bambina che una delle mamme aveva avuto tramite la donazione eterologa all’estero.

la gestione delle domande della bambina, della sua crescita, del mondo fuori.

ho amato questa famiglia come fosse la mia, senza riserve, senza pregiudizi, ma con tanta ammirazione.

perchè vivere negli anni 2000, che dovrebbero essere di apertura verso il nuovo, ancora non è semplice.

ed ho amato il loro entusiasmo e coraggio nell’esporsi senza riserve e nel dichiararsi.

ho amato quella forza, perchè di forza si tratta.

ed oggi il tema è più che mai caldo.

le famiglie arcobaleno fanno parte di dibattiti molto accesi, in modo particolare le unioni civili.

L’unione civile è un atto che comporta il riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico (cioè l’insieme delle leggi di uno Stato) delle coppie di fatto e ha il fine di stabilirne i diritti e i doveri.

La tipologia delle unioni civili è varia: in particolare, può riguardare sia le coppie di sesso diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali) ed è disciplinata, ad oggi, da un gran numero di provvedimenti legislativi.

Si definiscono unioni civili quelle forme di convivenza, riconosciute dall’ordinamento giuridico, fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici non vincolate dal matrimonio o impossibilitate a contrarlo. L’Italia, ad oggi, non ha una legge sulle unioni civili nonostante siano state presentate molte proposte e le coppie di fatto (eterosessuali ma anche omosessuali) godano di diritti e doveri. Si parla di coppie di fatto perché esse non sono riconosciute in senso stretto dall’ordinamento e non hanno una normativa omogenea ed unitaria ma nonostante la frammentarietà della loro disciplina godono, tuttavia, di diritti e doveri. Per esempio, una differenza fondamentale tra matrimonio e coppia di fatto attiene al diritto di successione: se uno dei coniugi muore, l’altro è erede legittimo, mentre tra i conviventi non esiste alcun diritto all’eredità (a meno che il defunto non abbia disposto dei suoi beni con testamento). Al fine di dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, sono state presentate nel corso degli anni numerose proposte di legge la prima delle quali risale al 1986 quando, grazie all’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay (Associazione per i diritti degli omosessuali), si intraprese la discussione in Parlamento relativa alle unioni civili e vennero proposti i primi disegni di legge. È seguita nel 1986 una proposta di legge per il riconoscimento della convivenza tra persone (scartando, tuttavia, la posizione degli omosessuali). Negli anni Novanta, sulla spinta dell’orientamento del Parlamento europeo volta a parificare coppie omosessuali ed eterosessuali, aumenta considerevolmente il numero dei disegni di legge che, però, non arriveranno mai discusse dal Parlamento. Nel 2000, stante la pressione continua del Parlamento europeo per la non discriminazione delle coppie gay, si inizia a parlare in Italia di PACS (sul modello francese del Patto civile di solidarietà): un disegno di legge del 2007 avrebbe formalizzato il riconoscimento delle unioni civili sotto il nome di DICO ma, con la caduta del governo dell’epoca, questo lungo percorso è stato interrotto. Quando si parla di unione civile il dibattito si concentra in maniera particolare sul tema del matrimonio riconosciuto dal nostro ordinamento i cui requisiti, anche se impliciti, sono: la diversità di sesso dei coniugi e la volontà di entrambi di sposarsi, e quello del matrimonio omosessuale. Con il cambiamento della realtà sociale sono stati messi in discussione gli orientamenti precedenti, senza, tuttavia, chiarire il problema in maniera definitiva. La Corte Costituzionale (che è il giudice che valuta la conformità delle leggi alla nostra Costituzione) ha, infatti, riconosciuto alle coppie omosessuali la loro condizione nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge senza, tuttavia, estendere loro la possibilità di accedere al matrimonio.
Recentemente il Parlamento europeo ha affermato che le coppie omosessuali possono rivolgersi al giudice per far valere il loro diritto al pari trattamento rispetto a quello che la legge assicura alla coppia coniugata. Nel 2012 la Corte di Cassazione (che è il giudice di massimo grado cui ci si rivolge per l’ultimo grado di giudizio in una controversia), sulla scia dei precedenti orientamenti, ha affermato che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall'intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela anche davanti ai giudici di specifiche situazioni, precisando che la differenza di sesso non è più da considerare quale requisito essenziale del matrimonio.
Nonostante il legislatore italiano non si sia ancora occupato della questione, l’orientamento della giurisprudenza è verso un pieno riconoscimento della famiglia omosessuale. Recentemente e relativamente a provvedimenti di Sindaci che prescrivono agli ufficiali di stato civile di provvedere alla trascrizione di matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso, Il Ministero dell’Interno con una circolare (n. 0010863 del 7 ottobre 2014) rivolge ai Sindaci invito formale al ritiro ed alla cancellazione della trascrizione nei registri dello stato civile di tali matrimoni, “ in quanto la disciplina dell’eventuale equiparazione di matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso e la conseguente trascrizione di tali unioni nei registri dello stato civile rientrano nella competenza esclusiva del Legislatore”. Il dibattito sulle unioni civili e sulla parità tra eterosessuali e omosessuali ha fatto si che questo tema abbia assunto una rilevanza extrastatuale e molti Paesi si siano dotati di una legislazione per riconoscere e garantire uguali diritti ai componenti dell’Unione Europea.
Le normative sorte a riguardo hanno tratto spunto, altresì, dalla giurisprudenza sviluppatasi in materia. Da segnalare la sentenza del 12 dicembre 2013 della Corte di Giustizia europea chiamata ad esprimersi sulla legittimità o meno di un contratto di lavoro collettivo che riservava specifici benefici a livello di retribuzione e di condizioni di lavoro ai dipendenti che contraessero matrimonio, escludendo gli omosessuali. Sulla scorta del principio della parità di trattamento la Corte ha dichiarato che il lavoratore dipendente unito in un PACS con una persona del medesimo sesso deve godere dei medesimi benefici, compresi i giorni di congedo parentale e premio stipendiale, concessi ai dipendenti in occasione del loro matrimonio  nel caso in cui la normativa nazionale dello Stato membro interessato non consente alle persone del medesimo sesso di sposarsi, “allorché, alla luce della finalità e dei presupposti di concessione di tali benefici, detto lavoratore si trova in una situazione analoga a quella di un lavoratore che contragga matrimonio.”
Il quadro è, comprensibilmente, vario: certi paesi hanno adottato l'unione registrata, chiamata anche partnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. Alcuni Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione. Altri ancora, come la Germania, riconoscono le unioni civili con diritti simili a quelli del matrimonio.
Altri Paesi europei, ancora, oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali. L’Unione Europea ha più volte espresso la sua apertura verso il riconoscimento della parità di diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine, condizione sociale, dal loro credo religioso e orientamento sessuale sollecitando gli stati membri ad aderire a tale orientamento a favore delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali.

ed io dove mi colloco dunque?

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come dicevo non ho paura di espormi, anzi, credo sia importante per me, arrivata a questo punto, dichiarare il mio punto di vista.

non sono contraria ai matrimoni omosessuali, li sostengo.

chi ha deciso che due uomini o due donne non possano amarsi se questo è ciò che più vogliono?

e chi ha il diritto di decidere per loro della loro felicità?

io no!

non sono contraria alle adozioni o agli affidi.

chi ha deciso che un bambino o una bambina vivono meglio con una mamma ed un papà, di quanto non possano fare con due mamme e due papà?

si è vero, credo che sia importante per la crescita vivere e confrontarsi con modelli differenti (uomo e donna) perchè portano con sè idee differenti.

ma io non sono contraria!

chi ha detto che un bambino o una bambina vivrebbero meglio in un istituto piuttosto che in una famiglia arcobaleno?

apriamo queste adozioni a tutte le famiglie eterosessuali ed omosessuali che avrebbero tanto amore da dare!

e smettiamola di monetizzare queste piccole vite con costi e tempi burocratici assurdi!

si parla di bambini, esseri umani! persone!

non stiamo parlando di scatole di fagioli o di pasta!

e chi ha deciso che è meglio una famiglia con una mamma o un papà?

di cosa abbiamo paura?

abbiamo paura o difficoltà di spiegare ai nostri figli perchè l’amico o l’amica ha due mamme o due papà che si amano?

sinceramente io ho paura di altro.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare a mio figlio, ai miei figli, perchè una mamma abbandona il proprio neonato nel cassonetto della spazzatura, in un sacchetto di plastica, tra gli oggetti di cui la gente si vuole liberare.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare ai miei figli perchè un papà picchia a morte una mamma, solo perchè decide di non sottomettersi a lui, o perchè ha deciso che quel rapporto non fa bene alla loro famiglia ed ai loro figli.

ho molta più paura e difficoltà a spiegare ai miei figli perchè una mamma decide che quel bambino che cresce dentro di lei è solo un parassita che merita di finire tra i rifiuti organici di un ospedale.

ho molta pi paura e difficoltà di spiegare ai miei figli perchè una mamma ed un papà decidono di picchiare a morte il proprio bambino o la propria bambina perchè annebbiati da una vita di eccessi continui.

ho molta più paura e difficoltà di spiegare ai miei figli che è questa la famiglia che deve esistere: un uomo ed una donna.

chi sono per dire, io, che queste famiglie sono migliori di quelle omogenitoriali?

chi siamo noi per dirlo, mi domando?

e mentre lavoro su questa idea e cerco di trasmettere ai miei figli il valore dell’amore e della famiglia che va aldià del sesso, butto giù queste righe.

perchè non mi fa paura espormi, perchè le mie paure sono altre.

perchè credo in quello che dico e lo sostengo.

solo su una cosa mi trovo molto in discussione, lo ammetto: l’utero in affitto.

personalmente come mamma non potrei mai, nemmeno per tutti i soldi del mondo, separarmi da un bambino che è cresciuto dentro di me per nove mesi.

non è figlio mio completamente, è vero.

dal momento in cui una donna accetta di donare in affitto il proprio utero ne è consapevole.

ma personalmente non sarei mai in grado di farlo.

piuttosto preferirei che si aprissero le adozioni e che quei milioni di bambini negli istituti e negli orfanotrofi trovassero una casa.

su questo tema mi sento molto combatutta lo ammetto.

ecco però che sentivo la necessità di dire ciò che penso, di raccontarvelo.

vi lascio il link delle famiglie arcobaleno:

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un saluto a Francesca, Lucia, Caterina ed alle loro mamme Elena e Mirta.

persone meravigliose che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita e che mi hanno insegnato tantissimo.

grazie di cuore

 

profumi e colori di primavera

7a2ade221e60bcddcf3fa41acaeff43fda qualche tempo pensavo di scrivere questo post.

nonostante in queste settimane si siano alternate giornate piacevoli e giornate fredde ed invernali, da alcuni giorni mi ritrovavo al mattino, durante la colazione ad osservare fuori dalla finestra un albero.

in modo particolare la mia attenzione venne catturata una mattina da una gazza che stava trafficando sui rami intenta a sistemare bastoncini nel suo nido.

e mi sono ritrovata nel giro di poco, ogni mattina, ad attendere quell’evento.

quasi fosse diventato un pò il nostro appuntamento.

giorno dopo giorno ho visto quel nido crescere, rafforzarsi, diventare accogliente e sempre più complesso nel suo intreccio.

ma non ha catturato solo questo la mia attenzione.

giorno dopo giorno ho visto quei rami spogli, rinsecchiti e nodosi riempirsi di piccoli boccioli, rossi, chiusi.

ed ogni mattina mi soffermo ad osservare quella rinascita, rossa, rubina, come un forziere di gemme preziose che attendono di essere scoperte.

forse quel sole che ha accarezzato il mio umore nelle giornate più tiepide, ha accarezzato allo stesso modo quei rami.

ecco allora che ho sentito dentro me aria di primavera, dei suoi colori e profumi che adoro.

ed allora nasce questo post.

una raccolta di idee per la casa, per accogliere la primavera attorno a me, non solo fuori.

ecco allora che ho ricercato sul web alcune idee da proporvi e ne ho selezionate alcune che a mio avviso trovo molto originali, fresche e di facile realizzazione.

credo che ognuna di noi possa prenderne spunto e portare un pò di primavera in casa.

perchè credo che la primavera sia una delle stagioni più belle: tutto rinasce, germoglia, sboccia, si sveglia dal letargo.

come se la vita fino a quel momento si fosse fermata, in un fermento silenzioso che improvvisamente esplode.

vi siete mai soffermate ad ascoltare il rumore della primavera?

io ci leggo note di verde, di rosa, di giallo e di tutti i colori dei fiori.

ecco allora che vi posto alcune idee che mi sono da subito piaciute e sulle quali sto meditando.

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mi ha da subito attratto l’idea della rivisitazione di questo ombrello, simbolo quasi del cattivo tempo, della pioggia.

un ombrello che accoglie chi entra in casa con una fioritura, un ombrello che diventa contenitore di vita.

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d3e5997ec487cd904df6a2145e5b7c3bammetto di non avere un fiore preferito, in realtà amo diverse tipologie di fioriture, ma se devo proprio scegliere, le peonie ed i tulipani sono tra quelle che amo di più.

dei tulipani amo la forma, lunga, elegante, composta.

i colori poi credo siano davvero meravigliosi.

ho amato questa composizione nella sua semplicità ed eleganza allo stesso tempo, mi piace come il sole e la sua luce esaltino il colore dei petali.

amo come il vaso trasparente alto sveli il bulbo e conferisca maggiore eleganza al gambo ed alla fioritura.

insomma trovo questa soluzione davvero elegante e d’effetto oltre che semplice da realizzare.

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allo stesso modo credo che questa variante possa essere una buona alternativa, magari da alternare a quella precedente.

insomma a seconda dei vasi a disposizione e dei nostri gusti possiamo davvero sbizzarrirci!

 

 

 

 

 

 

 

ma i fiori di campo dove li vogliamo mettere?

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insomma cosa c’è di più bello dei fiori nati spontaneamente nei prati e nei campi?

e cosa può rendere più bello un fiore di campo di un vaso semplicissimo, magari recuperato da una confettura fatta in casa, da un sugo o da un prodotto di uso quotidiano?

ecco allora che anche una piccola soluzione casalinga può garantire un risultato bellissimo e ne siete testimoni con questa immagine.

a volte è proprio vero che la semplicità è la miglior arma!

LESS IS MORE!

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insomma direi che di idee ce ne sono veramente tantissime ed ognuna di noi credo abbia le giuste capacità per sperimentare e portare un pò di primavera in casa!

buon lavoro e soprattutto buon divertimento!

 

la pagella dei preferiti del periodo: ammorbidenti per il bucato e non solo…

eccomi finalmente con una nuova pagella dei preferiti del periodo.

da tempo non mi soffermavo a scrivere una pagella, presa dai preparativi per l’arrivo del bambino, dalle mille incombenze di ogni giorno, da una pancia sempre più grande e dalla stanchezza che mi richiede più riposo.

eccomi però ancora qua, con i miei voti, perchè nel frattempo ho provato diversi prodotti per voi e sono qui per parlarvene.

ecco allora una lista dei prodotti che ho acquistato e testato di recente e le mie opinioni!

AMMORBIDENTE CONCENTRATO VERNEL BLU OXYGEN

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vernel blu oxygen

ho acquistato diversi prodotti di questa linea di ammorbidenti in questo periodo presso il mio rivenditore di fiducia.

conoscevo già da tempo questo prodotto in particolare, in quanto già da tempo lo utilizziamo a casa.

la profumazione mi piace molto, la trovo gradevole e duratura sui capi di tutta la famiglia.

inoltre questa soluzione concentrata consente di utilizzare davvero poco prodotto pur ottenendo un ottimo risultato e ad un prezzo davvero conveniente.

la profumazione è fresca.

IL MIO VOTO E’: 9

VERNEL AMMORBIDENTE CONCENTRATO AROMATERAPIA CON OLIO DI EUCALIPTO E FIORI DI CILIEGIO

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vernel ammorbidente aromaterapia con olio di eucalipto e fiore di ciliegio

ad oggi in assoluto il migliore della linea che abbia mai provato!

ho amato da subito la freschezza e l’eleganza della sua profumazione.

un aromaterapia per i capi e per il mio olfatto!

il profumo dei fiori di ciliegio mi richiama ai paesaggi giapponesi ed ai giardini zen, mentre l’olio di eucalipto dona una piacevole freschezza che ben si sposa con la fragranza floreale.

non aggiungo altro, è da provare!

IL MIO VOTO E’: 10 E LODE!!!

VERNEL AMMORBIDENTE CONCENTRATO AROMATERAPIA CON FIORI DI ZENZERO E ROSA

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vernel ammorbidente concentrato aromaterapia con fiori di zenzero e rosa

insomma, ancora una volta un prodotto super valido!

non solo per la qualità in se de prodotti della linea vernel di cui non posso che spendere ottime parole, ma per i profumi.

fragranze davvero ottime e soprattutto durature.

perchè quello che mi aspetto da un buon ammorbidente oltre alla sofficità del bucato è la profumazione duratura.

quella sensazione di bucato profumato anche a distanza di settimane.

inoltre questo prodotto in particolare ha un profumo intenso, particolarmente aromatico, ma piacevolmente delicato.

insomma un mix di sensazioni degne del nome che porta: aromaterapia.

approvato!

IL MIO VOTO E’: 10

ACE SPRAY MOUSSE CASA E BUCATO: CANDEGGINA E SGRASSATORE

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ace spray mousse casa e bucato

ho acquistato questo prodotto perchè avevo bisogno di un alleato in casa nel combattere le macchie di cibo anche più ostinate dai tovaglioli per il pranzo di Nicolò e su alcuni capi bianchi che erano rimasti macchiati.

chi ha un bambino sa bene quanto la frutta sia un elemento difficile da rimuovere dai capi, alla lunga lascia veri e propri aloni sgradevoli.

inoltre pranzando a scuola spesso mi ritrovavo a dover pre-trattare a fondo i tovagliolini sfregandoli intensamente e rischiando di deteriorare alla lunga le fibre ed i tessuti.

ho allora voluto provare questa mousse.

attenzione bene!

solo sui capi bianchi, è a base di candeggina e come tale smacchia i colorati!

seguite bene le istruzioni sull’etichetta!

basta spruzzare poco prodotto sulla macchia, lasciare agire qualche minuto e poi strofinare leggermente prima di procedere al lavaggio classico.

insomma credetemi non solo ho sconfitto le odiose macchie persistenti, ma su diversi capi ho ritrovato il bianco che da tempo avevo perso.

un vero e proprio portento!

IL MIO VOTO E’: 10 E LODE!!

regalatemi il tempo, non chiedo altro

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e mancano una manciata di giorni, che voleranno via veloci senza nemmeno rendercene conto.

ormai inizia il conto alla rovescia, manca poco più di un mese e mezzo, forse meno, forse qualche giorno di più.

ed eccole tornare alla carica tutte quelle domande che in questi mesi ho rimandato:
come andrà? e Nicolò come prenderà questo cambiamento? riusciremo a fargli vivere serenamente questo importante momento?
sono queste adesso le domande che non riesco a togliermi dalla testa in queste settimane, in questi giorni.


forse tutto accadrà con naturalezza ed andrà come deve andare, nè più nè meno.  


forse in realtà queste domande sapremo affrontarle bene e troveremo i nostri strumenti perchè in questi due anni abbiamo costruito la nostra identità di genitori, siamo più consapevoli ed un pizzico più esperti.

purtroppo però questo gioca a favore sotto alcuni aspetti e meno sotto altri.

mentre da un lato abbiamo già avuto a che fare con un neonato e ci sentiamo meno impacciati, dall’altro questo sarà un fratellino minore, dunque ci sarà un fratello maggiore da accompagnare in questo arrivo.


una cosa però è certa e mi dispiace ma è una consapevolezza che nel tempo ho consolidato alla luce della prima esperienza: ci servirà tempo.


il tempo per stare insieme noi quattro, soli
.


un tempo per iniziare da capo a costruire nuovi equilibri, per prenderci la mano, abbracciarci e guardarci, per parlare insieme e imparare ad essere in quattro.


e tutto questo sarà possibile solo se quel tempo ci verrà concesso nel rispetto del nostro nuovo equilibrio, nel rispetto di Nicolò e del fratellino che arriverà.

perchè sarà un momento delicato ed avremo bisogno che ci venga concesso e venga rispettata questa nostra esigenza.

forse chi ha già avuto un bambino, come noi, potrà capire ciò che intendo.

perchè la gente, tutti nessuno escluso, ha la grande capacità di proporsi come padrone della verità assoluta, di venire a dirti come devi fare la mamma o il papà, cosa è meglio per tuo figlio.

e tutto questo magari pellegrinando già dalla nascita, dapprima in ospedale, poi a casa nelle settimane.

le settimane più delicate dove serve quel tempo più che mai.


è inutile accalcarsi davanti alla porta già dalle prime ore di vita.


o bussare a tutte le ore dei giorni a venire.


bisogna rispettare questo bisogno.


ogni cosa a suo tempo!


il bambino non dobbiamo restituirlo!

rimarrà con noi almeno per i prossimi vent’anni, ci sarà il tempo, con calma di conoscerlo.


inoltre vi prego di non venire a spiegarmi che è meglio che non stia in braccio perché non lo farò, ho bisogno di questo contatto e  non privatemene.

rispolvererò la vecchia e cara fascia, perchè dal baby wearing ho capito due cose molto importanti: il bambino ne ha bisogno ed anche la mamma!

inoltre avremo la certezza che sia dove vogliamo che sia, vicino al nostro cuore.


questo bambino non è e non sarà un bambolotto come tutti i neonati del resto, pertanto non pretendete di prenderlo in braccio da subito e quando volete se non saremo noi a deciderlo o a concedervelo.

perchè?


non metteteci in imbarazzo nel rispondervi.


un neonato ha bisogno solo della sua mamma e del suo papà!

chiunque sia genitore lo sa, cercate di ricordarvelo!


e con questo lasciate a casa tutte quelle cose odiose che non fanno star bene la mamma e nemmeno il papà: dove deve dormire, ogni quanto deve mangiare, come lo dobbiamo vestire, come dobbiamo “maneggiarlo”.

dormirà nel lettone con noi, come Nicolò del resto, e ci sarà spazio per tutti e quattro.

a noi piace così tanto stare tutti insieme, dovreste essere felici di questo no?!

e non prenderà il vizio, come non lo ha mai preso Nicolò!

ad oggi se a Nicolò viene detto di andare a letto va nel suo letto e lì dorme.

i vizi arrivano da più grandi, quando si è consapevoli di ciò che si può ottenere e si hanno gli strumenti per ottenerlo, non di certo da neonati!

e poi, mi ripeto, è un esigenza di neonato e mamma/papà.

l’ho avuto in pancia per mesi e mesi, come ci si può aspettare che me ne privi dalla sera alla mattina?

per cosa poi?

no grazie non asseconderò queste osservazioni, lasciatele fuori dalla porta, in macchina o a casa se preferite.

non ascolterò chi mi farà notare che sarà un mammone, a pochi giorni, mesi di vita, è concesso piangere se non si è con la mamma.

Nicolò sarà geloso?

la gelosia è un sentimento che si vive a tutte le età, fa parte del cambiamento e credo sia fisiologico.

ma non utilizzatelo mai per far sentire in colpa una mamma!

io non mi sento in colpa nei confronti di Nicolò, e sono certa riusciremo a gestire bene con Nabil la cosa, comunque si presenterà.

mangerà ogni volta che avrà fame, allatterò come ho fatto con Nicolò, assecondando le sue richieste, non le vostre, fino a quando lo riterremo opportuno.

sono una mamma e per i miei bambini voglio il meglio pertanto lasciate che gestisca con Nabil le nostre scelte.


abbiate il garbo e la delicatezza di lasciar fare a noi il nostro ruolo.


questo dovevo proprio dirlo, perchè credo sia fondamentale che tutti lo ricordino prima di entrare dalla porta, quando sarà il momento buono.

perciò credo che saremo molto schietti questa volta, con tutti.

probabilmente ci saranno dei nasi storti, ma passeranno anche quelli.

credo che la nostra armonia sia fondamentale e la vedo davanti a tutto.

questi sono momenti delicati, e come tali vanno trattati.

IL BABY BLUES
è un fenomeno in crescita: dopo il parto oltre il 70% delle donne soffre di una lieve forma di depressione (baby blues), mentre oltre il 10% soffre di vera e propria depressione post parto.
I rimedi e le cure per sconfiggerla però ci sono.
Con il termine “blue”, coniato dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, si indica una condizione di disagio interiore della neomamma.
La percentuale di donne colpite da baby blues oscilla tra il 50 e l’84%, di cui circa il 20% sviluppa la depressione post parto
Sintomi: umore instabile, facile tendenza al pianto, tristezza, ansia, perdita di concentrazione, sensazione di dipendenza.
Cause: stress psico-fisico causato dal travaglio e conseguente sconvolgimento degli ormoni femminili: estrogeni e progesterone, ansia legata all’aumento delle responsabilità, imprevisti o contrasti familiari.
Insorgenza e durata: il Baby blues è un problema di natura transitoria, si verifica immediatamente nella 1° settimana dopo il parto e si protrae mediamente per circa 10 – 15 giorni.
LA DEPRESSIONE POST PARTUM
Si tratta di una patologia vera e propria che se trascurata tende a divenire cronica.
Sintomi: irritabilità, eccessiva preoccupazione o ansia, sonno disturbato, inappetenza o smisurato appetito, dolori e debolezza muscolare, sensazione di fastidio nei confronti del bambino, sentirlo come un peso, mancanza di emozioni nei confronti del bambino, sensazione di inadeguatezza nella cura del bambino, avversione verso il bambino e paura di restare sola con lui, ritenersi madre e moglie incapace, mancanza di concentrazione nelle cose quotidiane che vanno dalle semplici cure all’interazione con il bambino e al riconoscimento dei bisogni reciproci.
Insorgenza e durata: la depressione post parto solitamente si affaccia durante la 3° o 4° settimana dopo il parto e arriva ad evidenziarsi come problema effettivo dopo 3 o 6 mesi dalla sua comparsa prolungandosi, a volte, per oltre un anno.
Cause: sebbene le cause siano molteplici e non del tutto chiare sono comunque coinvolti i fattori ormonali (di tipo sessuale e tiroideo), i fattori fisici (es. la stanchezza causata dai ritmi imposti dal bambino), i fattori psicologici (una personalità con bassa autostima o perfezionista), i fattori sociali (giovane età, inesperienza e mancanza di aiuto e sostegno), i fattori cognitivi (coltivare aspettative irrealistiche sull’essere madre o sul bambino).

se avrò bisogno di aiuto sarà di certo per lavare, stirare, fare la spesa o sistemare casa, non certo per stare con i miei bambini, quello piace farlo a me.

ma per come sono, come siamo, non chiederemo aiuto a nessuno, ci piace essere autonomi e non vogliamo pesare su altri.

cercheremo di mettere con calma in fila tutte le cose ed un pò alla volta ce la faremo.

ma se qualcuno volesse farmi un regalo, e mi chiedesse di cosa ho bisogno chiederei il tempo.

regalatemi il tempo, la mia serenità e quella della mia famiglia e di questi due bambini che si dovranno conoscere.

il resto al momento è superfluo.

grazie

fatto con amore

buon pomeriggio a tutte.

mentre mi rilasso un pò sul divano in attesa di andare a prendere Nicolò a scuola, voglio dedicare un pò di tempo a queste pagine che in questo periodo sto un pò trascurando.

tra i mille impegni, i massaggi a cui mi sto sottoponendo, il corso pre parto e la pancia che cresce sempre più, sto un pò trascurando il blog e vorrei recuperare partendo da qua.

ieri era San Valentino, impossibile non ricordarselo ed anche volendo, le bacheche dei social richiamavano in tutto e per tutto questa festa.

non mi dilungherò sulla festa e su ciò che ne penso perchè ne ho già parlato in un altro post, volevo piuttosto condividere con voi il regalo che io e Nicolò abbiamo preparato per il papà.

ieri Nabil è stato fuori casa al lavoro gran parte della giornata ma al suo rientro a casa lo abbiamo accolto con una sorpresa che lo ha davvero commosso: il barattolo dei ricordi.

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il nostro barattolo dei ricordi per papà

un’idea davvero originale che ho trovato ficcanasando sul web e che mi ha da subito intrigato per la sua semplicità e raffinatezza al tempo stesso.

credo che aldilà di tutto i regali fatti a mano siano sempre quelli con l’effetto migliore.

cosa c’è poi di più bello che regalare alla persona amata qualcosa che trattiene il ricordo dei momenti migliori trascorsi insieme?

ecco allora che nasce il barattolo dei ricordi, molto più di un semplice dono, uno scrigno che trattiene i profumi, le voci, i suoni e di colori di alcuni momenti di vita costruiti insieme.

abbiamo dato forma al barattolo partendo da un classico vaso in vetro (la dimensione varia a seconda di cosa pensate di introdurvi).

dopo averlo ripulito e tolto l’etichetta abbiamo attaccato le scritte che avevamo precedentemente battuto al computer e stampato.

al suo interno abbiamo poi riposto scatti rubati dal nostro viaggio a Parigi, scatti di pomeriggi al parco insieme, momenti di vita quotidiana, con Nicolò e tra me e Nabil.

insomma una carrellata di immagini di alcuni dei momenti che ricordiamo con più emozione.

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cosa può contenere un barattolo dei ricordi?

perchè non mettere dentro anche un profumo, lo scontrino di un luogo che abbiamo visitato insieme, un souvenir di una giornata di festa?

abbiamo poi accompagnato il tutto con un piccolo bigliettino di accompagnamento che lascia a questo barattolo il compito di continuare a raccogliere e trattenere la magia dei momenti che insieme costruiremo, in attesa, ad aprile con la nascita del piccolo, di catturarne altri ancora più belli.

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handmade with love

emozionante è stato prepararlo insieme ma ancora di più vedere Nicolò portarlo fiero al papà ed insieme aprirlo e riguardare quegli scatti.

insomma davvero una bellissima sorpresa, non solo per San Valentino, ma per qualsiasi occasione, anche in una giornata normalissima.

credo che non ci sia niente di più bello che regalare il ricordo di un tempo vissuto insieme.

la sera poi, per festeggiare, abbiamo deciso di andare contro corrente al classico invito a cena al ristorante con lume di candela e musica in sottofondo.

abbiamo apparecchiato in salotto, sul tappeto, con un classico plaid a quadretti, una caraffa di acqua fresca, tre bicchieri, tre piatti e tovaglioli: un pic nic in piena regola!

e per cena tigelle, piadine farcite e per finire come dessert: i cioccolatini che ci ha regalato papà.

ed abbiamo riso, per l’idea balzana di un pic nic in casa, la sera mentre fuori piove.

ma è stato così divertente stravolgere la routine e andare contro le convenzioni per una volta che credo lo rifaremo ancora, perchè non solo Nicolò si è divertito, ma ci siamo divertiti tutti!

e voi, come avete passato il vostro giorno degli innamorati?

aggiornamento sulla gravidanza: l’ottavo mese

eccomi tornata dopo qualche giorno di latitanza.

Nicolò i giorni scorsi ha avuto molta tosse e raffreddore e mi sono dedicata completamente a lui ed alla pancia che nel frattempo lievita sempre più.

siamo entrati pienamente nell’ottavo mese, ormai si contano i giorni al termine.

la pancia cresce e con lei anche tutto il resto!

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come vi raccontavo il mese scorso, sto continuando le mie seduta settimanali di massaggi drenanti perchè anche se mangio con attenzione, trattengo molti liquidi a livelle delle gambe e perciò ho bisogno di un aiuto extra per drenarli.

inoltre durante queste sedute Marco mi aiuta a rilassare le tensioni e la muscolatura insegnandomi talvolta qualche semplice movimento da fare a casa.

sto avendo davvero molti benefici da queste sedute e sono decisa a continuare fino a che la pancia me lo permetterà poichè mi sento davvero meglio.

la fatica si fa sentire ogni giorno di più e, tra faccende di casa e fare la mamma, arrivano anche le prime contrazioni preparatorie.

e dunque quando iniziano questi episodi sono costretta a fermarmi ed interrompere qualsiasi cosa io stia facendo, per concentrarmi su questa pancia che diventa improvvisamente durissima e pesante.

per il resto cerco di fare le cose con un ritmo più tranquillo di quello che ho avuto fino ad oggi, cercando di coniugare gli impegni con un pò di riposo.

con il mal di schiena va davvero meglio, continuano ad esserci alcuni episodi ma da quando faccio i massaggi mi sento molto meglio anche sotto questo aspetto.

la notte riesco a riposare bene anche se mi rigiro spesso da un fianco all’altro, però mi alzo al mattino riposata e riesco a fare le mie cose con calma.

sento infatti sempre più la necessità di darmi delle pause per riprendere fiato e per distendermi e per fortuna, Nabil mi da un grande aiuto in questo.

perchè ormai in alcune faccende sento di non riuscire più ad essere completamente autonoma e sono costretta a chiedere il suo intervento anche se a volte mi dispiace davvero disturbarlo.

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lunedì abbiamo avuto l’ecografia di accrescimento ed abbiamo rivisto il piccolo.

non solo è ben posizionato ed attivo, ma cresce anche molto bene e da bravo secondogenito non è da escludere che sia anche un pò più grande di Nicolò alla nascita (che era comunque 3.450 kg!).

purtroppo a partire da gennaio 2016 a causa di un cambio di alcuni protocolli, l’ospedale in cui è nato Nicolò non può più garantire alle gestanti il parto di prova o VBAC (Vaginal Birth After Cesarean), cioè partorire “naturalmente” dopo cesareo.

pertanto ci attiveremo al più presto per andare a visitare gli altri ospedali prossimi a casa e valuteremo in quale altra struttura ospedaliera rivolgerci al momento della nascita.

questo a malincuore perchè abbiamo vissuto davvero una bellissima esperienza nell’ospedale dove nacque Nicolò e ci dispiace molto non poter tornare lì.

nel frattempo comunque mi concentro su questo ultimo mesetto e mezzo ormai che rimane e cerco di prepararmi all’arrivo del bebè e soprattutto di preparare Nicolò.

credo che sia importante parlare con lui di questo importante cambiamento e spiegargli che per qualche giorno mi assenterò da casa per poi tornare con il fratellino.

credo allo stesso tempo che sia normale una reazione di gelosia perciò sono pronta a tutto, siamo pronti a tutto, tutti.

nel frattempo io e Nabil stiamo cercando un regalo importante per Nicolò da consegnargli all’arrivo del fratellino.

abbiamo dunque pensato alle belle giornate primaverili che ci attendono ed ai giochi che piacciono a Nicolò ed abbiamo deciso di comprargli la bicicletta senza pedali.

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speriamo che le giornate siano buone e che questo ci permetta di passare del tempo all’aria aperta a giocare con la nuova bicicletta!

tra qualche settimana inizieremo a preparare la valigia ed a ritirare fuori gli scatoloni con il corredino di Nicolò, le sue tutine, i suoi body intimi, tutto l’occorrente per accogliere in casa il piccolo.

naturalmente non mancherò di accompagnarvi con me nella preparazione della borsa dell’ospedale e delle cose necessarie per il nostro grande giorno.

baci!

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la fiducia ai tempi nostri

questa mattina, appena ho aperto gli occhi e la luce del sole mi ha dato il buongiorno, ho subito pensato “oggi devo scrivere”.

non solo devo ritrovare un pò di tempo per buttare giù un articolo, in questi giorni caotici e pieni di milioni di cose da fare, ma devo scrivere ciò che penso di quello che sta succedendo fuori.

in queste giornate non abbiamo ascoltato altro che notizie di maltrattamenti ed abusi nelle strutture per l’infanzia.

un argomento che non mi lascia indifferente.

facciamo un passo indietro e proseguiamo un pò alla volta, per step.

sono nata nella seconda metà degli anni ottanta.

i magnifici anni ottanta, dice qualcuno.

i miei ricordi tuttavia risalgono già al decennio degli anni novanta, quando da bambina,trascorrevo la mia infanzia in un paesino collinare di poche anime e dove tutti si conoscono o sono magari parenti.

ricordo che l’arrivo dell’estate era per noi bambini sempre un evento straordinario: passare le giornate calde fuori all’aperto, tra prati pieni di grano e papaveri, ad esplorare boschi e strade sterrate, a girare in bicicletta fino a sera, per poi rientrare in casa stanchi ed impolverati.

passavamo mattinate e pomeriggi all’aria aperta, soli, la mamma spesso era in casa indaffarata nel coniugare gli impegni di lavoro con la vita di una mamma e casalinga con tre figli davvero vivaci.

alle volte la avvisavamo che saremmo andati a fare un giro, per rientrare poi qualche tempo dopo.

alle volte ci addentravamo per strade sterrate, tra campi, boschi e ruscelli.

poi facevamo ritorno a casa e di nuovo in giardino riprendevamo i nostri giochi.

e così siamo sempre tornati a casa, sempre con tutti i nostri pezzi al posto giusto, sempre vivi e vegeti, sporchi si, ma vivi e vegeti.

cosa ci ha insegnato questo? la fiducia.

la fiducia della mamma nei nostri confronti.

la fiducia nel mondo.

una parola che ad oggi, a distanza di un decennio o poco più, ha già un significato differente, ammesso che un significato per qualcuno ancora ce l’abbia.

e così siamo cresciuti da bambini liberi, liberi davvero.

tempi che non torneranno più.

perchè oggi come oggi mai mi sognerei di lasciare mio figlio in giardino a giocare da solo, nemmeno in compagnia di un cane da guardia, di un efficiente allarme anti terrorismo e forse nemmeno con delle guardie armate fuori dal perimetro di casa.

perchè ho paura, paura di tutto, paura di quello che sento e di quello che accade.

e sostanzialmente perchè, sebbene sia cresciuta da bambina libera, non mi fido, non più.

perchè sono arrivata, e lo ammetto onestamente, a pensare che mai niente e nessuno per quanto bravo possa essere, sia in grado di prendersi cura di mio figlio e proteggerlo come me.

egoismo? probabilmente si.

crescendo, ho intrapreso un percorso scolastico che mi ha portato, nel luglio 2005 a diplomarmi come tecnico dei servizi sociali ed educatrice dell’area infanzia 0-3 anni.

un titolo lunghissimo per dire: educatrice di nido d’infanzia.

dopo due mesi, nel settembre 2005, lavoravo.

altri bei tempi che non torneranno più.

all’epoca dopo i primi tre giorni di prova mi fu proposto di firmare un contratto ed accettai ad occhi chiusi.

ora sono in maternità ma lavoro ancora lì.

dal 2005 ad oggi.

quando ho intrapreso questa formazione l’ho fatto nella piena consapevolezza della passione che mi guidava.

mi piacciono i bambini, mi piace il loro modo di vedere le cose e mi piace provare a pensare di poterli aiutare a mantenere questa visione del mondo e delle persone, per quanto possibile.

mi piace provare a pensare come loro, a guardare le cose come loro, a sognare come loro.

amo il mio lavoro anche se mi toglie tante energie ed a fine giornata mi sento esausta.

ma amo svegliarmi ogni mattina e tornare in quel mondo.

poi sono diventata mamma di Nicolò, nel 2013 e da lì anche il mio modo di essere educatrice sento essere cambiato.

vedo le cose in modo differente, più materno, a volte mi ritrovo ad emozionarmi per gesti all’apparenza molto semplici e forse quasi nascosti, ma li guardo con un occhio da mamma.

e quando sono rientrata al lavoro n on ho esitato nell’iscrivere Nicolò a scuola.

perchè credo che sia un’esperienza davvero importante, per lui e per noi.

perchè credo che stare con altri bambini, anche di età differenti, sia per lui uno stimolo di crescita cognitiva e di autonomia enorme.

lo vedo di settimana in settimana, nel suo modo diverso di giocare, nel suo voler raccontare sempre con parole nuove, nel suo ricercare l’autonomia nei gesti quotidiani, dal lavarsi le mani a spogliarsi.

mi piace poi pensarlo insieme ai suoi amici a fare esperienze nuove, che a casa non fa o che non avrebbero lo stesso valore.

credo inoltre che sia una ricchezza dal punto di vista relazionale e sociale.

perchè credo che la scuola, il nido, siano una grande palestra in questo senso.

la prima dimensione di società fuori dalle mura di casa, un agorà dove tante persone si incontrano ed imparano insieme a convivere.

a condividere regole, a costruire una mediazione dello stare insieme, a dialogare e ad ascoltare, a rispettare l’altro nel bene della collettività.

perchè credo che sia una grandissima opportunità per noi genitori, di confronto, di ascolto e di dialogo, oltre a conoscere il proprio figlio sotto un aspetto differente.

insomma con tutte queste riflessioni ho scelto di offrirgli questa opportunità.

e vedere Nicolò che ogni mattina si sveglia fiero di andare dai suoi amici e dalle sue insegnanti, mi rende serena.

credo da mamma e da insegnante, di saper leggere i non detti dei bambini e credo che se ci fosse qualcosa che non va me ne renderei conto subito.

non perchè credo di essere migliore di altri genitori, assolutamente.

credo però che essere del mestiere mi aiuti e mi avvantaggi su alcuni aspetti.

allo stesso modo credo mi penalizzi su altri.

perchè se da un lato ho fiducia perchè io stessa faccio l’educatrice e conosco l’impegno e l’energia che richiede questo lavoro, dall’altra tendo ad osservare o notare aspetti che magari ad un altro genitore sfuggono.

le notizie di questi giorni mi hanno lasciata davvero sgomenta, come tutti del resto.

credo che sia assurdo che succedano certe cose.

credo che già non sia semplice affidare a qualcuno il proprio figlio, non si parla di lasciare in un deposito la propria bicicletta!

eppure per necessità talvolta lo si deve fare.

ma quando poi accadono questi fatti di cronaca, come ci sentiamo?

personalmente credo che non mi perdonerei mai di aver messo mio figlio nelle mani di certe persone.

credo che vivrei con un grande senso di colpa, anche se forse la colpa non c’è.

ed allora da mamma dico che si, io sarei a favore delle telecamere nelle scuole.

perchè credo che certe cose vadano debellate in principio.

insomma, la “me” mamma vive un pò così.

la “me” educatrice ha nel tempo riflettuto su questi accadimenti, ma seppur con amarezza, non può non dar ragione alla “me” mamma.

perchè so sulla mia pelle quanto sia difficile tessere una trama di fiducia con le famiglie.

perchè capisco le loro perplessità.

credo però pienamente nel mio lavoro ed in quello che faccio e questi accadimenti non fanno che rafforzare la mia idea.

ma sarei favorevole alle telecamere nelle scuole per tutelare i bambini e me stessa.

perchè il mio lavoro lo faccio con serietà e professionalità e voglio essere tutelata.

perchè non mi porrei il problema di denunciare una collega se notassi degli atteggiamenti anomali.

nemmeno se fosse una mia superiore.

credo che il mio silenzio sarebbe colpevole allo stesso modo dei suoi gesti o delle sue parole.

ecco perchè allora credo che le telecamere diventino una tutela anche per me.

perchè io non lo farei mai, così come non sarei la silenziosa complice di un’insegnante violenta.

ho sempre sostenuto che questo non è un mestiere per tutti ed oggi come oggi ne sono sempre più convinta.

credo che queste persone non abbiano diritto ad alcuna giustificazione per i loro atti.

e non hanno diritto alla mia comprensione ne tanto meno a quella della società.

potrò sembrare dura, ma la penso così, da mamma e da insegnante.

e sapete qual’è la cosa che più di tutte poi  mi rattrista?

che questi accadimenti non fanno altro che alimentare nelle famiglie paure ed ansie, che minano la costruzione della fiducia tra insegnante-mamma e papà.

perchè si arriva poi a fare di tutte le erbe un fascio, un fascio di erbe cattive però.

perchè se c’è una cosa che ho imparato è che le notizie cattive viaggiano sempre più veloci di quelle buone, di qualsiasi natura siano.

ed ecco allora che sento dire, anche rivolto a me personalmente, commenti sulla categoria degli insegnanti-educatori.

ed invece no!

non siamo tutti così.

c’è chi fa questo lavoro con amore e dedizione, con passione.

ed io stessa sarei la prima a prendere a bastonate certe persone, ma non siamo tutte così.

perchè chi, come me, lo fa con il cuore, non può accettare di sentirsi buttato nella mischia tra chi infanga questo nome, nessuno lo accetterebbe.

ed allora vi chiedo di mettervi un pò anche nei miei panni e nei panni di chi come me, nel suo lavoro ci crede.

una mamma qualche giorno fa scriveva:

“Mi è passata la voglia di iscrivere mio figlio al nido…. tutte ste maestre dell’orrore che picchiano i bimbi mi terrorizza. Meritate l’ergastolo! Vergogna! !!!!!”

le ho risposto:

“ti rispondo da mamma e da insegnate di nido.
da mamma ti dico che credo sia normalissimo e fisiologico davanti a queste notizie, diventare più sospettosi.
credo che per quanto si provi non ci si riesca mai a fidare ciecamente di qualcuno soprattutto quando gli affidiamo nostro figlio e non la bicicletta!
però io sono felice della scelta che ho fatto perché credo che per Nicolò (25 mesi) sia una grande opportunità di crescita a livello cognitivo e sociale-relazionale.
ti rispondo da insegnate dicendoti che purtroppo queste persone stanno alla lunga infangando tutta la nostra categoria.
perché c’è chi lavora con serietà e professionalità e non fa queste cose!
insomma si finisce sempre per fare di tutte le erbe (cattive) un fascio.
se sono favorevole alle telecamere nelle strutture? ti dico onestamente di si per due motivi: 1. per tutelare me stessa che, da insegnante professionale, svolgo il mio lavoro nel pieno della correttezza e della serietà. 2. perché credo che ci sia davvero bisogno di intervenire tempestivamente in certe situazioni limite.
credo inoltre che, salvo una persona non sia estremamente brava da fare tutto ciò senza farsi vedere, da insegnate/collega non potrei non notare alcuni atteggiamenti sospettosi da parte dei bambini.
perché come mamma e come insegnate penso di saper leggere anche il non detto.
questo credo faccia poi di qualsiasi collega una responsabile alla pari.
qualcuna mi ha detto “ma se fosse la tua superiore non avresti timore a denunciare?” la mia risposta è no.
non mi porrei il problema.
credo che il mio silenzio equivarrebbe al suo atteggiamento.
amo il mio lavoro ed onestamente credo che la tutela dei bambini sia al primo posto.”

insomma un argomento davvero molto dedicato e che merita delle riflessioni.

questo è un pò quello che penso e sul quale io e Nabile ci siamo confrontati in questi giorni.