My last 2018 and my new 2019

come ogni anno il giorno del mio compleanno è in occasione per riflettere sui mesi appena trascorsine fare un bilancio generale

[nascere a fine anno può avere dei vantaggi]

aldilà di tutto credo che il 2018 mi abbia portato dei grandissimi insegnamenti

questo fa parte del saper cogliere anche nelle sfide più complesse e nelle sconfitte il lato arricchente

come dico spesso, io non perdo, o vincono imparo

e oggi che compio 32 anni posso dire che se al 2018 devo comunque tanto, allora al prossimo 2019 dovrò davvero tutto…

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appesa

spesso mi è capitato in questo periodo di sentirmi appesa, in una dimensione provvisoria ed instabile

una situazione che potrei descrivere nell’immaginario fotografico come la sensazione di trovarmi su un precipizio, appesa per le braccia e dovendo contare sul l’unica forza delle mie mani e di poco altro

perché io che sono dannatamente maniaca del controllo e schiava delle mie certezze, quando mi trovo a fare i conti con qualcosa che non riesco a governare sento la terra sotto i piedi scivolare

e rimango appesa

più che posso, fidandomi della mia forza

e mai sono caduta perché le mie braccia e la mia forza di volontà nel non farle cedere non mi hanno mai tradita

vi regalo e mi regalo allora un intenso passaggio di Crepet

da rileggere tutte quelle volte che serve, tutte le volte che serve perché non è mai abbastanza

“Avere il coraggio di ricominciare, vuol dire riconoscere che nella vita ci sono le marce in avanti, poi c’è il folle e poi ci sono anche le marce indietro: questa è l’esistenza. Questo tipo di coraggio ci serve per non restare fermi, è quel goccetto d’olio che mettiamo sopra il meccanismo per farlo girare, anche quando è arrugginito.

Dopo una caduta c’è sempre una risalita, quindi bisogna avere la forza di pensare che non si inizia e non si finisce, ma che si inizia, si sbaglia e si ricomincia.

Gli errori, le sconfitte possono essere fonti di grandi e importanti lezioni, perché chi non sbaglia, vuol dire che non fa e non agisce.

A mettere paura è il cambiamento, perché siamo tutti un po’ dei conservatori, ma adottare questo comportamento è come trascorrere la propria vita in cantina.

Oltre a questo effetto collaterale, s’innesca anche un altro meccanismo deleterio: si pensa che sia meglio non cambiare e quindi pur di non farlo, si accettano dei compromessi, si abbassa il livello delle proprie aspettative e ci si adegua.

Invece bisogna sforzarsi e non rinunciare mai ai propri obiettivi.

Alla luce dei fatti, spesso le situazioni che sembrano negative in realtà sono il trampolino di lancio per tante altre cose più appaganti e soddisfacenti.

Tutte le ripartenze iniziano dall’autostima e questo vuol dire vedere e permettersi scenari differenti, scegliere anche strade professionali nuove, sperimentarsi in mestieri diversi.

Ad esempio, se mi cacciano via dall’azienda, posso aprire un ristorante e trasformare quella che prima era una passione per la cucina in una professione.

Serve il coraggio di reinventarsi, anche per capire quello che a noi è più adatto.

Perché, come dicevo prima, nulla accade a caso e forse il licenziamento può essere l’occasione di fare quello che è veramente più nelle nostre corde.

Come scriveva Hernest Hemingway: “ Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono più forti nei punti spezzati”

Se ci pensiamo, è una regola del nostro organismo: l’osso è più forte proprio dove si è rotto”.

strage di Corinaldo, ovvero la dura arte dell’essere genitore oggi

mi permetto di suggerirvi di leggere questa riflessione di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva.

effettivamente è un po’ lunga, ma merita visto che le nostre ragazze e i nostri ragazzi stanno crescendo.

parla di pre adolescenti e adolescenti e di quanto sia difficile, in questa fase, il ruolo di genitori.

STRAGE DI CORINALDO:

tutto avviene sulla pelle dei nostri figli.

Oggi di fronte alla notizia della strage di Corinaldo ho provato gli stessi brividi che devono aver provato tutti i genitori che hanno figli adolescenti.

Mi sono identificato con i genitori che hanno perso i loro figli giovanissimi.

E ho pianto.

E con i genitori dei giovanissimi che ieri sono entrati al concerto con una bomboletta spray di gas urticante.

E ho provato i brividi.

Potenzialmente io potrei essere genitori di un figlio che appartiene ad entrambe le categorie.

I miei figli adolescenti amano andare ai concerti.

E ho figli che sono ancora nell’età dello tsunami, e quindi so bene che potrebbero fare un bel po’ di stupidaggini, senza pensare a tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. All’inzio ho provato paura e sgomento.

Poi, quando oggi al telegiornale ho scoperto che a fronte di 850 posti disponibili sono stati venduto più di 1400 biglietti ho sperimentato anche una grandissima rabbia.

Che però vorrei trasformare in riflessione educativa.

Ecco perché vi propongo una lettura impegnativa.

Se non avete dieci minuti disponibili non andate avanti.

Se li avete e volete affrontare un tema così tremendo anche da un punto di vista educativo, proseguite la lettura.

E Possibilmente fornite il vostro commento e condividete con più genitori ed educatori possibili.

Per parlare della strage di Corinaldo potremmo partire dalle tante cose stupide che fanno i preadolescenti e i giovani adolescenti.

E su questo non potremo mai smettere di fare educazione e formazione.

Non potremo mai abbassare la guardia con i nostri figli e con gli amici dei loro figli.

Dovremo costantemente portarli a riflettere su tutte le cose stupide che possono fare, ma che devono decidere di non fare.

Su tutti quegli scherzi che sembrano “ragazzate” e che possono trasformarsi in stragi.

Quindi, è cruciale che noi adulti non smettiamo mai di promuovere un lavoro educativo con chi sta crescendo, che gli instilli empatia e senso della responsabilità affinchè i giovanissimi possano essere in prima persona protagonisti della prevenzione di eventi tremendi come quello successo ieri notte a Corinaldo.

Perché a 12, 13, 14, 15 anni si può decidere di vivere facendo finta che “tutto è uno scherzo….. cosa vuoi che sia….su dai, non fare il bigottone”.

Ma si può anche invece investire in “responsabilità” per sé e per gli altri e dirigere le proprie energie verso azioni che proteggono se stessi e gli altri, invece che in azioni che sfidano le norme, colludono con la trasgressione e che possono avere conseguenze e implicazioni inaspettate e molto gravi.

Sarebbe bastato ieri sera che chi è entrato al concerto sovraffollato, con bombolette di gas urticanti avesse deciso di non farlo, per evitare oggi di trovarci sconvolti di fronte alle conseguenze di ciò che questa scelta scellerata ha portato con sé.

Per evitare la strage, sarebbe bastato che un amico o un’amica del cuore di chi ieri aveva in tasca una bomboletta spray, sulla strada per andare al concerto, avesse detto al proprietario di questo oggetto che ha fatto più danni di un ordigno bellico: “Dai non fare lo scemo/la scema.

Butta via quella roba lì…. altrimenti io con te al concerto non ci vengo…. E informa le guardie di sicurezza di quello che hai in tasca” e forse oggi tutto sarebbe stato diverso.

Bene, questa è la parte che riguarda noi, i nostri figli e le loro responsabilità.

Poi, però, c’è una parte che riguarda il mondo adulto.

Che sulla pelle delle passioni giovanili dei nostri figli, spinge sull’acceleratore del guadagno, ad ogni costo, senza alcuna valutazione delle responsabilità che quel guadagno porta con sé.

E così si scopre che per un evento organizzato in un locale che poteva contenere al massimo 850 persone, gli organizzatori avevano venduto più di 1400 biglietti, violando ogni norma di protezione e sicurezza imposta per legge.

E quindi, per loro, organizzatori e gestore dell’evento, quegli spettatori di concerto ieri erano semplicemente pedine di un progetto di guadagno che spreme i desideri dei giovanissimi fino all’ultima goccia, che non ha alcun rispetto dei loro bisogni di crescita, che non si pone alcuna remora (legale, etica, morale) a generare guadagni illegali sulla loro pelle.

Proprio settimana scorsa ho acquistato un biglietto per un concerto al quale mio figlio vuole andare nel 2019.

Il biglietto ha un costo dichiarato di 38 euro.

Poi ho dovuto pagare 5,70 di diritti di prevendita.

Poi ho dovuto pagare 9,90 euro di spese di spedizione, perché per guadagnare ulteriormente sulla pelle dei nostri figli, questi grandi gestori e manager degli eventi cui i ragazzi vogliono partecipare non ti permettono di ritirare il biglietto alla cassa del luogo dell’evento, né di scaricarlo da internet o di riceverlo via mail, cosa che avviene in quasi tutte le altre nazioni del mondo.

Così un biglietto da 38 euro viene a costare in totale 53,6 euro, cioè circa il 40% in più.

Uno dice: pagherò tutti questi soldi in più, perché ci sarà una cura e una qualità totale dell’evento.

Poi si scopre quello che abbiamo letto oggi sul giornale.

E già sulle vendite dei biglietti per i concerti ne avevamo lette un bel po’ nei mesi scorsi comprendendo che livello di avidità – e lasciatemelo dire – disonestà si nasconda dietro alle grandi società di gestione delle biglietterie online.

E allora, comprendiamo che il male del mondo oggi è che non c’è più rispetto per nulla, nemmeno per chi è minorenne e dovrebbe essere protetto e aiutato a crescere nel miglior modo possibile.

I nostri figli sono diventati oggi “il parco giochi” degli strateghi del marketing, dell’avidità delle multinazionali, del cannibalismo di sistema economico-finanziario liberista e senza codici etici e morali che nei minori vede solo potenziali consumatori, soggetti a cui noi genitori abbiamo riempito le tasche di soldi e che quindi quei soldi possono spendere, non importa come.

E così abbiamo l’emergenza gioco d’azzardo tra i minorenni, l’emergenza droghe, l’emergenza pornografia, l’emergenza dipendenza da videogiochi.

Eccetera eccetera eccetera.

Noi genitori abbiamo di certo sbagliato.

Ma è profondamente sbagliato anche il villaggio globale in cui noi li stiamo crescendo.

E al quale dobbiamo “urlare” con tutta la nostra forza “Adesso basta”.

Bisogna permettere ai nostri ragazzi di tornare a ritrovarsi in luoghi dove non ci sono sempre biglietti di ingresso da pagare, consumazioni obbligatorie da fare, oggetti da comprare se vuoi metterti in coda tre ore per fare un selfie con il tuo cantante preferito di cui devi avere comperato l’ultimo CD. Altrimenti non hai diritto a nulla.

Ci sono responsabilità che ci riguardano come adulti.

Come genitori.

Come gestori di un locale.

Come manager di un artista amato dai ragazzini.

E si tratta di responsabilità educative.

Formative.

Non solo economiche.

Se non impariamo a farcene carico, i nostri figli rischieranno sempre più di perdere.

La loro vita.

Le loro speranze.

Il loro futuro.

Se condividete queste riflessioni, rendete virale questo messaggio.

Se non le condividete, aiutatemi a capire cosa c’è di sbagliato in quello che ho scritto, secondo voi.

BE AT HOME

in questi anni ho cambiato una manciata di case appena ma nonostante tutto ho abbastanza elementi a disposizione per poter affermare con assoluta certezza che i traslochi proprio non fanno per me

odio gli addii ma ancora di più è per me difficile innamorarmi

ed in questi anni ho discusso con Nabile più volte di quali fossero i criteri che dovevamo considerare nella ricerca della nostra casa: lo spazio, la luminosità, il numero di camere, la possibilità di in ampia area esterna la vicinanza al centro e le sue comodità o la sua lontananza in virtù di una maggiore libertà personale

insomma scegliere una casa non è un impresa facile, soprattutto perché la casa non si sceglie

tu pensi di sceglierla, di avere chiare in testa le caratteristiche de deve imprescindibilmente avere e quello che assolutamente speri di non trovare

[ma poi è meglio comprare o andare in affitto?]

io ho capito solo una cosa abitando questa casa: la casa non la decidi tu

la casa ti batte dentro, lo capisci appena ci entri, lo sai già quando immagini dove metterai il divano e lo stereo che assolutamente non deve mancare, il colore delle tende e dove metterai l’albero a Natale, tutti i tuoi libri e le foto

la casa ti scegli e tu ti apri a lei, non viceversa

ed io questa casa la amo da morire

[👁‍🗨 a che punto siete con la preparazione al Natale?

voi avete già iniziato ad addobbare casa?

qua siamo ancora in alto mare, abbiamo le nostre tradizioni: la casa si addobba l’otto di dicembre

e voi avete una tradizione speciale legata alle prossime feste?]

drop

avete presente la lentezza con la quale una goccia si lascia cadere?

ed una goccia alla volta cosa fanno insieme?

una pozza, un rivolo, il mare

una goccia alla volta si possono fare tantissime cose diverse, dalla più piccola alla più grande

oggi ad esempio è la GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEI BAMBINI

voi che fate?

no filters

io sono così, e non è una giustificazione.

io sono così, sono piccola, bassa, tra la folla mi confondo e spesso rimango sommersa dalle persone.

no, non sono di quelle che fanno a spallate e gomitate per farsi spazio.

io rispetto la fila, il turno, la precedenza.

ho un grande senso del rispetto delle regole, merito del duro lavoro dei miei genitori e di una dose di impegno personale.

io sono quella che spesso non riesce a vedere davanti perché le teste delle persone sono sempre più alte della propria visuale.

sono anche quella persona che nonostante tutto però non va via a metà spettacolo, ma rimane comunque fino alla fine.

io sono così, sensibile, empatica, emotiva e fortemente ermetica.

ho coltivato il mio guscio per tutta la mia vita e sebbene in alcune occasioni mi faccia apparire come “strana” o magari anche “antipatica” è in realtà la mia più grande fonte di sicurezza e forza.

io sono quella che si preoccupa che tutti stiano bene, che tutti siano aposto altrimenti sento di non poterlo essere nemmeno io.

io sono così, quella che tra le amiche dice sempre quello che pensa, senza filtri, rischiando di dire anche “troppo”.

ma perché io sono così, io sono onesta e dico come vedo le cose, senza nascondermi dietro un dito o dietro qualcosa che non ho mai capito come si chiama ma che io definisco “ti voglio bene ma proprio per questo non ti posso proprio dire tutto quello che penso davvero”.

io sono così, senza filtri.

e con i capelli rosa.

perché non mi è mai piaciuto essere osservata ma nemmeno essere come tutti, frutto di una catena di produzione standard.

e scendere a patti con questo colore è concedersi il tacito accordo di qualche occhiata in più in funzione del mio senso distintivo nella folla.

la stessa nella quale mi perdo perché sono piccola e bassa e non sgomito o spingo, ma aspetto.

è il mio nuovo marchio di fabbrica…

[ grazie al Rosario Rizzo salon by James per aver dimostrato ancora una volta che per essere “diversi” bisogna avere il coraggio di osare ]

Autumn

il mio omaggio all’autunno lo faccio con una riflessione a caldo su come mi sento in questi giorni.

oggi sono a casa da sola perché i nani sono a scuola ed io ho guadagnato due ore totalmente libere nelle quali posso decidere in completa autonomia cosa fare.

ed eccomi davanti a questo bellissimo panorama che altri non è che la visuale sul mondo fuori dalla finestra della camera dei bambini.

un pezzo di mondo sul quale fino a qualche settimana fa mi affacciavo io e che abbiamo scelto di regalare a loro.

perché le cose è così che devono andare, perché qua c’è chi la sua visuale sul mondo se la sta ancora costruendo e dunque tanto vale regalargli la migliore che possiamo offrire in questo momento.

quante volte io mi sono affacciata a questa finestra quando fuori era ancora buio e mi sono persa il primo sole del mattino?

ve lo domandate mai, voi, quante cose vi state perdendo perché persi in altro?

io me lo domando sempre e mai come oggi ho la convinzione che la mia passeggiata sul mondo debba invertire la sua marcia per permettersi altre visuali.

“la vita fa schifo ma il panorama è bellissimo”

cantava Fedez e sebbene la mia vita a me piaccia così com’è, del panorama no, quello non me ne accontenterò mai!

e per me l’autunno non è il tempo in cui tutto muore e si spegne, ma al contrario la più grande dimostrazione che la natura si prepara ad esplodere nuovamente.

[allenatevi a guardare le cose da una prospettiva diversa, vi sentirete meglio]

benvenuto autunno!

finally home!

la cosa che più amiamo della NOSTRA casa è la fatica ed il sacrificio che la rendono tale.

l’impegno che ci siamo promessi da qui per le prossime generazioni a venire e che ogni mese bussa alla porta con il nome di RATA DEL MUTUO.

la ricerca degli arredi e dei dettagli che alla fine ci sono costati la RINUNCIA delle tanto attese vacanze al mare.

la fatica del LAVORARLA fino a rimettere ogni pezzo al suo posto e renderla nostra a tutti gli effetti.

e la GIOIA del guardarla la sera, un po’ in penombra ma sempre faticosamente, meravigliosamente e dannatamente COME PIACE A NOI

[e niente, alla fine ho scritto un ode alla nostra casa]